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Il gerundio generativo

Il metodo del racconto di un percorso innovativo di nuovo welfare

Che cos’è un gerundio, cosa vuol dire generativo ma – soprattutto – cosa c’entra col diario di un per-corso e cantiere sociale innovativo, come racconto di un’esperienza fra il dentro e fuori dal carcere? Niente; o forse tutto, a dire il vero.

Perché il gerundio è un modo verbale che ha in sé il percorso e il processo verso l’infinito. In fieri, come un’azione sempre in divenire, che racconta un “modo di fare” (questo significa la sua etimologia) e un modo di essere che indica sempre un’azione considerata nei suoi riferimenti a un secondo avvenimento.

COSA STO FACENDO? COSA STO IMPARANDO?

Potremmo chiederci questo. Il gerundio, che ha in sé la parola “gerente”, significa perciò fare, sostenere, tenere. Ecco allora le “attenzioni” tanto care al nostro progetto, espresse per analogia in un concetto. Ma anche quelle “manu”, raccontate in modo “generativo” come una nascita, una rinascita in cui il risultato non è algebrico, ma sinergico: uno più uno non fa due, ma tre, quattro forse di più. Dove insieme si crea, si moltiplicano mani, energie, voglia di fare in modo partecipato, condiviso e “dal basso” rimettendo al centro l’uomo e i suoi bisogni.

Ecco cosa vuol dire raccontare un processo col diario dei gerundi generativi: significa chiedere a tutti gli attori in campo – detenuti, ma anche partner e organizzatori -: cosa stai facendo, e cosa stai generando? Prova a dirlo con un “gerundio generativo”. Il primo ce l’ha regalato Gianni Rodari, ricordandoci come in realtà lo sbaglio sia uno dei più grandi patrimoni dell’umanità. Un elemento importante oltretutto, necessario e auspicabile – si potrebbe dire -, in un progetto sperimentale come questo. Lo “sbaglio” (detto altresì serendipità) nei secoli ci ha donato la penicillina, lo pneumatico, i biscotti al cioccolato, i Raggi X, la Coca Cola e… tutti noi. Sta infatti nella possibilità che il Dna subisca delle mutazioni spontanee l’adattabilità dell’essere umano all’ambiente, e quindi la sua sopravvivenza nonostante il cambiamento.

Come la grammatica generativa insegna, questo sarà un modo per aprirsi e disegnare infiniti. Con un sistema fondato su un insieme finito di regole si potrà generare un numero infinito di frasi e concetti. Infinite relazioni, sempre in divenire, nel tempo finito di un ciclo di “Manu-attenzioni”.

 

 

Lo scrittore Gianni Rodari