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Sbagliando, s’inventa

Quanta passione sta dietro una parola. Oltre le sbarre, dietro ai muri di una cella e oltre le crepe della facciata di una palestra. Oltre, tutto. E tutto quanto serve in questo percorso che rimette le parole in vista e le persone al centro, in un cantiere che risponde ai dei bisogni e genera bellezza. Perché “la vita è l’arte dell’incontro”, sempre. In una parola è relazione.

Tutti abbiamo pre-giudizi che ci chiudono nello spazio finito di un’idea già pensata. Nella convinzione che chi sta in carcere abbia sbagliato, per sempre, senza possibilità di riscatto. “Abbiamo sbagliato, sì sbagliato…”. Sbaglio: torna spesso questa parola durante la conversazione. Ma “Sbagliando, s’inventa” diceva Gianni Rodari, ecco allora che le parole circolano e si rigenerano come in un flusso inarrestabile.

Che cosa speri, che cosa vuoi trovare in questo progetto?”, viene chiesto loro.

Tante parole nascondo e sono un divenire: “Condivisione, collaborazione, gruppo, riscatto, un lavoro…”. C’è tutto, e non c’è niente a dire il vero del loro mondo e del loro modo di essere. “A volte serve toccare il fondo, per rinascere”, dice Marco. C’è chi tenta di risalire, in questo percorso, e chi invece prova a “scendere”. Perché Manuattenzioni è questo: un modo per svuotarsi dai pregiudizi, dalle false convinzioni e “riabitare” le parole. Rianimare le persone, cioè ridonare loro un’anima, letteralmente. Un’anima che non si vede ma c’è, frutto della sinergia, del lavoro di squadra, dello stare bene insieme.  Un’anima che viene dallo “sbaglio” che diventa elemento positivo, di riscatto. Un leva, per rialzarsi. Sbagliando s’inventa e ci si reinventa; è proprio vero. Così anche un cantiere di una palestra, pensato in questo modo, può essere un piccolo sogno che si realizza. Un modo per uscire e per riuscire, generando valore.

 

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